Wonder(ful) Woman


Abbiamo respirato libertà in questi ultimi tre mesi, i bambini sono tornati a giocare con ancora più entusiasmo e tutte le mamme hanno piano ricominciato a riorganizzare i ritmi della famiglia, ma purtroppo non è finita ...

Settembre si avvicina e ogni giorno i contagi da ritorno aumentano, le incertezze si fanno più concrete e tutti stendono protocolli e linee guida confuse concludendo: ogni situazione verrà gestita singolarmente.


È sicuramente un momento difficile per le famiglie che si pongono tanti interrogativi su come poter gestire la quotidianità durante questa interminabile emergenza.

La condizione femminile in questo momento è particolarmente a rischio, stretta, ormai da mesi, tra la chiusura delle scuole, il lockdown, l'impossibilità di affidare i bambini ai nonni, la gestione della didattica a distanza, la difficoltà quindi di tornare al lavoro. Il dato nazionale del 4 maggio riporta: il 70% degli uomini è rientrato nel posto di lavoro.


Come proteggere i bambini e la tanto desiderata quotidianità che per oltre 6 mesi è venuta a mancare?


Simpe, la Società italiana di medici pediatri consiglia un vaccino antinfluenzale a tappeto tra i 6 mesi e i 14 anni: “Chiediamo l’obbligatorietà della vaccinazione antinfluenzale per i bambini dai 6 mesi ai 14 anni. Avere la popolazione pediatrica vaccinata nella sua totalità significherà contribuire a comprendere, nel momento in cui si ripresenterà, chi avrà il virus del Covid-19. Questo significa agire sulla ‘patologia di comunità’. Un approccio completamente differente da quello utilizzato finora”.

Ad oggi non c’è l’obbligo ma sicuramente può essere un’ottima prevenzione per tutta la famiglia così da ridurre false diagnosi di Covid-19, contatta il centro vaccinale o il tuo pediatra, la campagna vaccinale partirà in anticipo.


I pediatri e i medici di famiglia consigliano di non sottovalutare le sindromi parainfluenzali che sono affezioni di vario tipo e possono essere causate da circa 250 virus differenti. Compaiono generalmente in autunno (da fine ottobre a dicembre) e primavera (da marzo ad aprile). Possono provocare sintomi di diversa gravità in gran parte sovrapponibili a quelli dell’influenza stagionale, i più comuni dei quali sono difficoltà respiratorie (dal comune raffreddore fino alle polmoniti) e disturbi gastrointestinali.

I pediatri consigliano di reintrodurre il bambino nella comunità solo e soltanto a completa guarigione.


Consultare il proprio pediatra prima della somministrazione di antibiotici e/o cortisonici che possono alterare e confondere il quadro clinico e quindi la diagnosi stessa.


Assicura che in autonomia il bambino pratichi costantemente una corretta igiene delle mani. Per esempio per i più grandi è possibile acquistare dei contenitori per disinfettante da viaggio con pratico moschettone da attaccare allo zaino, oppure ai pantaloni ...

Piano B in caso di chiusura delle scuole (ovviamente non in caso di quarantena a titolo precauzionale o in caso di probabile contagio) e genitori lavoratori:

Unirsi, tra vicini di casa oppure in famiglia o tra i compagni di classe. Organizzare un’alternativa nel caso le scuole italiane interrompano improvvisamente il servizio:

condividere una tata o un’educatrice

oppure organizzarsi in turni tra i genitori.

Lascia nei commenti idee per la prevenzione da contagio a tutela della quotidianità dei bambini!






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